Storia di una donna transgender e la lotta per diventare se stessa
La mia storia potrebbe essere anche la tua…

Silvia lavora come hair-stylist in un salone di parrucchiere. Fa questo mestiere dal 2002, quando il suo corpo ancora mentiva sulla sua vera identità. Nasce a Roma da una famiglia borghese, è la seconda di tre figli e quando viene al mondo i sui genitori scelgono di chiamarla Marco. Il suo corpo e i suoi genitali sono quelli di un maschio e questo è l’inizio della sua storia.
Silvia cresce sentendosi da sempre una femmina, quando nessuno la vede prende i cosmetici di sua mamma e si trucca, sola in una stanza dove può finalmente mettere da parte Marco ed essere semplicemente ciò che sente di essere. È a disagio nell’abbigliamento quotidiano che è obbligata a portare.

“Mi sentivo infastidita quando mi mettevano le giacche. Appena potevo indossavo i vestiti di mia madre. Adoravo farlo”.
Racconta la bionda hair-stylist con un tono di voce caldo, quello di chi ormai è in pace con la sua anima. Silvia si sente una femmina, per lei è un dato di fatto. Quel corpo riflesso nello specchio non è il suo, eppure non si fa domande e continua a vivere nascosta, intrappolata nel corpo di un bambino che non la rispecchia. A sei anni però succede qualcosa: un pomeriggio il suo sguardo incrocia quello del suo vicino di casa, avrà più o meno la sua età, prova una forte attrazione, le piace, quel bambino le fa battere il cuore.
“È partito tutto da lì. Mi sono presa una cotta. Lui mi piaceva”.

Arriva l’adolescenza, i ragazzi le piacciono sempre di più. Silvia accetta la sua omosessualità, ma sceglie di non esperirla fino in fondo. Continua a vivere sotto le sembianze di Marco senza soffermarsi sul fatto che si trova in un corpo che non le permette di esprimere la sua vera essenza. Gli anni della scuola media non sono facili.
Silvia scalpita e le sembianze di Marco, sempre più femminili, suscitano nei suoi compagni di classe prese in giro e atti di bullismo.
Dopo questi eventi Silvia fa un patto tacito con se stessa e si mette da parte, lasciando la scena a Marco, che però è solo una maschera e come tale vive incastrata tra realtà e finzione.

Passano gli anni e alla soglia dei trenta Silvia non ce la fa più. Marco inizia a soffrire di attacchi di panico e frequenti stati ansiosi.
“Inizialmente mi sono chiusa. Rinnegavo il motivo del mio malessere e continuavo a non volermi fare domande”.
Una persona a lei vicina non può più tollerare di vederla così e la mette in contatto con una psicoterapeuta.
Di lì a poco Marco butta giù la maschera e fa il suo coming out totale.
Silvia inizia a emergere prepotentemente e le fattezze maschili lasciano spazio a un’incondizionata femminilità, repressa ormai da troppo tempo.

Nel 2010 inizia il suo percorso di transizione M to F alla SAIFIP (Servizio di adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica) presso l’Ospedale San Camillo-Forlanini di Roma. Lì tra test e checkup medici viene instradata nel suo percorso di cambiamento.
Non c’è più spazio per Marco nella vita di Silvia, è arrivato il momento di emergere e di vivere senza paura.
Nel 2012 iniziano le cure ormonali e nel 2019 arriva l’intervento di cambio di sesso con vaginoplastica. Silvia saluta per sempre Marco. Si guarda, tocca il suo nuovo corpo e finalmente si riconosce.
Ho chiesto a Silvia quel è stato l’aspetto più doloroso di tutto il suo percorso e lei senza pensarci nemmeno un secondo mi ha risposto:
“L’attesa!”
Già, perché Silvia dopo l’operazione deve aspettare un anno prima di poter fare il cambio anagrafico che arriva solo nell’ottobre del 2020. La burocrazia, le due sentenze per variare l’atto ed estratto di nascita e comunicarlo all’agenzia delle entrate. Tutte pratiche lente e tortuose, che per un periodo la costringono a veder scritto sui suoi documenti ancora il nome di Marco con tutto ciò che comporta, come gli sguardi curiosi e giudicanti quando esibisce la carta d’identità per andare a votare o il passaporto per fare un viaggio. Un nome che non la identifica e che crea solo confusione negli altri.
Oggi Silvia è una donna appagata e in pace con me stessa. Quando le chiedo come sta e se pensa all’amore, mi risponde:
“Da tre anni ho conquistato una serenità mai avuta. Sono talmente soddisfatta di me stessa che mi basto da sola”.

Parlando con Silvia emerge quanta poca conoscenza ci sia ancora nei riguardi delle persone che affrontano un percorso di transizione, sia M to F che F to M. Nel 2022 c’è ancora tanta ignoranza sull’argomento, spesso se ne parla nel modo sbagliato e non si dà la giusta attenzione alla sfera emotiva.

Purtroppo oggi a Roma non è più possibile fare interventi per cambiare sesso negli ospedali, quindi pubblicamente, ma solo nelle cliniche private. Gli interventi sono fermi e le pratiche sempre più lunghe e costose. Mi auguro che la situazione si sblocchi al più presto e che si dia la possibilità a chi ne ha bisogno di affrontare questo delicato percorso con un adeguato supporto.
Conosco Silvia da tanti anni. Quando ci siamo conosciute lei era ancora Marco e nel corso degli anni l’ho vista sbocciare.
Grazie per avermi fatta entrare nel tuo mondo e avermi raccontato la tua seconda rinascita.
Per approfondimenti sull’argomento vi consiglio di guardare le quattro puntate di Love me Gender, programma condotto da Chiara Francini, in cui viene fatto un quadro molto chiaro del gender equality. Potete vederlo su Real Time cliccando su questo link: https://realtime.it/programmi-real-time/love-me-gender o su su Discovery Plus cliccando qui https://www.discoveryplus.com/it/show/love-me-gender-real-time-it
Veronica Casciotti ⭐🦋🖤
