Attualità

Il Grande Fratello: un crudele format televisivo in cui si gioca con la spettacolarizzazione dei sentimenti

Attualità

Non guardavo il Grande Fratello dal 2009, anno in cui per la mia tesi di laurea in filosofia, analizzai il fenomeno dei reality. Ieri sera ho seguito parte della puntata, perché avendo sentito ciò che era stato fatto a Marco Bellavia volevo capire fino a che punto può arrivare la cattiveria umana. La spettacolarizzazione dei sentimenti è un fenomeno che da decenni catalizza sciami di persone assetate di voyeurismo, piacere perverso e curiosità. Ciò che è stato fatto a Marco Bellavia, è terrificante. Ciò che è stato trasmesso in televisione, è ciò che Baudrillard descrisse come: “la risoluzione anticipata del mondo, tramite le clonazione della realtà e lo sterminio del reale con il suo doppio“.

Marco Bellavia

Ciò a cui abbiamo assistito è un inno alla violenza, al bullismo e alla discriminazione. La puntata di ieri è stato un tentativo mal riuscito per lavare le coscienze di chi ha studiato e messo in scena questo spettacolo della crudeltà!

Finché ci saranno spettatori, con i loro sguardi pregni di curiosità e soggiaciuta connivenza, continueremo ad assistere a crudeli format televisivi in cui si assiste alla totale defraudazione del bios.

Perché il Grande Fratello e tutti gli altri reality show attualmente in onda, in Italia e all’ estero, continuano a riscuotere tanto successo di pubblico e di critica?

Cosa cerca il pubblico in un perverso format televisivo basato, non solo sulla spettacolarizzazione dei sentimenti, ma nel mettere in atto processi in cui la natura umana viene spinta al limite, fino al punto di trascendere?

Nulla sfugge. C’è sempre una cinepresa nascosta da qualche parte. Si può essere filmati senza saperlo. Si può essere chiamati a rieseguire tutto davanti a qualsiasi canale televisivo. Si crede di esistere in versione originale, senza sapere che questa non è nient’altro che un caso particolare di doppiaggio, una versione originale per gli happy few. Si è in balia di una ritrasmissione istantanea di tutti i fatti e di tutti i gesti su qualsiasi canale. Un tempo avremmo vissuto ciò come un controllo poliziesco. Oggi lo viviamo come una promozione pubblicitaria“.

(Baudrillard, Il delitto perfetto, 1995, tr.it. p.32).

Vittime dei media che si sono insinuati nelle nostre vite trasformandole in rituali della trasparenza, ci ritroviamo immersi nello svolgimento di una performance, senza saper più scindere la realtà dall’ irrealtà. La simulazione ha scacciato la realtà, mascherando allo stesso tempo questa scomparsa con la perfezione virtuale. Ciò che soggiace al meccanismo dei reality show è l’intento di trascinare il telespettatore dentro lo schermo. A questo proposito Baudrillard fa una similitudine tra i concorrenti dei reality show e i “ready-made” di Duchamp, sottolineando come:

“Il portabottiglie, ex inscritto dal suo contesto, dalla sua idea e dalla sua funzione, diventa più reale del reale (iperreale) e più arte dell’arte (trans estetica della banalità, dell’insignificanza, della nullità, in cui si verifica oggi la forma pura e indifferente dell’arte). Qualsiasi oggetto, individuo o situazione è oggi un ready-made virtuale, nella misura in cui di essi si può dire quanto Duchamp dice in fondo del porta bottiglie: esiste l’ho incontrato”.

(Baudrillard, 1995, tr.it. p.34)

“Bottiglia asciugatrice”
Marcel Duchamp

Quello che viene a crearsi è una gran confusione. Se la trasposizione di un semplice portabottiglie creò all’inizio del Novecento un’ambiguità incolmabile tra arte e reale, oggi lo spettatore di un reality si trova nella medesima condizione del ready-mady, catapultato al di là dell’informazione, ridotta a caotico miscuglio di eventi e di medium. Nemmeno l’arte, secondo il filosofo francese, sembra più venirci incontro in questo “ Acting-out di tutta una società impigliata nel suo fantasma di dissipazione di sé stessa in pura energia, in pura circolazione, senza nessun altro obiettivo all’infuori di questa performance ” (Baudrillard, ivi. p.42).

Alla luce di tutto questo, c’è ancora qualcosa o qualcuno che può arrestare questo meccanismo diabolico ed aiutarci a non distruggere le nostre vite, trasformandole in intercambiabili psicodrammi da recitare in televisione o in rituali della trasparenza?

Sì, ci sono dei potenziali salvatoti e vanno ricercati nell’ambito dell’arte, ma di questo ne parleremo più avanti…

Per approfondimenti sull’argomento vi consiglio il testo di Jean Baudrillard, Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà? https://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/jean-baudrillard/il-delitto-perfetto-9788870783872-420.html

Veronica Casciotti ⭐🦋🖤

Veronica Casciotti

VERONICA CASCIOTTI (Roma, 11 gennaio 1981). Laureata in filosofia all'università di Roma La Sapienza con una tesi in estetica dal titolo: “L'occhio che spia, uno spettro di natura duplice che incombe sulla storia dell'umanità: utopia, distopia o salvezza?". Con un passato da attrice teatrale e da formatrice, oggi ama esprimere le proprie emozioni attraverso la scrittura, il disegno e la recitazione. Autrice del blog https://www.ilmondodiveronica.it/. La bambina che voleva i capelli corti, suo romanzo d’esordio, è arrivato finalista alla VII edizione del premio letterario “Mangiaparole”.

Potrebbe piacerti...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *