Arte e Cultura

Arte in Val di Fassa

Il mio viaggio alla scoperta degli artisti della Val di Fassa

Arte e cultura

Matthias Sieff, Fuciada 2022, h 130 cm x 250 cm x 130 cm.

La Val di Fassa, valle situata nel cuore delle Dolomiti, è nota principalmente per l’unicità dei suoi paesaggi. Qui la Marmolada, il Gruppo del Sella, il Gruppo del Sassolungo, il Gruppo del Catinaccio, il Buffaure e i Monzoni regalano, con i loro colori e la morfologia delle loro montagne, scenari unici al mondo. Nel 2009 l’UNESCO ha riconosciuto le Dolomiti come Patrimonio dell’Umanità. Eppure questi luoghi magici non si limitano a regalarci solo degli spettacoli naturali senza eguali. C’è un aspetto che, assuefatto dal turismo, motore dell’economia locale, passa spesso in secondo piano: l’ambito artistico culturale. La Val di Fassa è un serbatoio di emozioni, riscontrabili certamente in ciò che la natura offre, ma anche nelle produzioni, passate e attuali, degli artisti locali.

“Attraverso l’arte noi esprimiamo la nostra concezione di ciò che la natura non è”

(Pablo Picasso)

Galleria TAN ART

Galleria TAN ART, Strèda Roma, 66, 38031 Canazei TN

Il mio viaggio alla scoperta degli artisti dolomitici è iniziato dalla Galleria d’arte di Canazei TAN ART. Questo piccolo microcosmo artistico nasce nel 2015 dalla volontà di Sergio Rossi, un cuoco da sempre amante dell’arte e oggi proprietario della Locanda degli Artisti, un art hotel nel cuore di Canazei, e del Rifugio Fuciade.

TAN ART è una piccola galleria voluta fortemente dal suo proprietario per promuovere l’arte locale e non. Questo luogo accogliente ospita opere di artisti variegati, tutte appartenenti alla collezione privata di Sergio Rossi. Quando sono passata in galleria sono stata accolta da Ismaele, un ragazzo molto gentile e preparato, che mi ha raccontato la storia di TAN ART. A me interessava principalmente carpire informazioni sugli artisti della Val di Fassa, del passato e contemporanei, così lui mi ha mostrato dipinti e sculture appartenenti a Giuseppe Soraperra, Gino Bellante, Luigi Pederiva e Matthias Sieff.

Sergio Rossi è un grande mecenate per la promozione dell’arte fassana, aspetto del quale anche le istituzioni pubbliche si stanno accorgendo. Oggi finalmente qualcosa si sta muovendo in questo ambito e non possiamo che ringraziare Sergio Rossi per il suo impegno e per la dedizione nel valorizzare l’arte di questa meravigliosa regione.

MATTHIAS SIEFF

Matthias Sieff

Matthias Sieff (Cavalese, 22 aprile 1982), è uno scultore contemporaneo. Possiamo considerarlo l’artista attualmente di punta della Val di Fassa. Ho avuto il piacere di conoscerlo e intervistarlo nella mia ultima vacanza a Campitello di Fassa, suo paese natio, in cui risiede il negozio e il laboratorio di suo padre Piergiorgio, anch’egli scultore. Se si va in giro per la valle non si può non fare caso alle particolari sculture di Matthias, presenti all’interno della galleria TAN ART, della Locanda degli artisti, presso il rifugio Fuciade e sparse qua e là all’interno di alcune attività commerciali della zona. Sono un’amante dell’arte e come tale non potevo non farmi rapire dalla produzione artistica di Matthias. Al di là dell’impatto emotivo che le sue opere hanno avuto su di me e su chiunque ci si sia trovato dinnanzi, ho voluto indagare un po’ di più su questo talentuoso e promettente scultore, conoscere la sua storia e capire quali sono le emozioni che dominano la sua produzione artistica. 

La passione di Matthias per l’arte nasce in tenera età, complice anche la continua interazione con l’attrezzatura e i materiali presenti nel laboratorio di suo papà, scultore tradizionale di stampo dolomitico. Curiosità, interesse e semplicità sono le sensazioni che lo accompagnano quando vede suo padre lavorare. Nel 1990, a soli 8 anni, scolpisce una specie di gufo. Quella piccola figura non sarà solo il risultato dell’estro di un bambino, ma la prima opera di un’artista che oggi sta facendo la differenza nell’arte fassana. Inizialmente la formazione di Matthias è di tipo tradizionale. Per tre anni frequenta l’Istituto d’arte a Pozza di Fassa, per poi proseguire altri tre anni con la Scuola professionale di Scultura a Selva di Val Gardena, dove studia molto l’anatomia umana e acquisisce delle notevoli competenze tecniche. Ciò che ha segnato veramente la sua crescita sono stati i cinque anni a Vienna, periodo in cui frequenta l’Università di Arte Applicata di Vienna dove consegue il titolo Accademico di “Magister der Künste”. Quell’esperienza, molto tosta e cruda, riuscirà a spremerlo fino all’osso e gli permetterà di far emergere il meglio di sé. È una volta rientrato in Val di Fassa che il giovane artista, riuscendo ad unire le sue capacità precedenti e antecedenti l’Università, riuscirà a trovare la sua impronta stilistica, che oggi ritroviamo nei suoi famosi personaggi. Il primo lavoro, “Scrutando”, è datato 2005 e viene fatto in occasione di un’importante festa del paese di Canazei. L’opera, alta 46 cm è in legno policromo, il materiale più usato dall’artista.

Con il tempo Matthias si è avvalso anche del bronzo e del marmo, per poi arrivare, negli ultimi anni, a dar vita a lavori in resina di dimensioni importanti, studiati per stare all’ esterno, come “Aurora” (2023) la sua ultima scultura alta 230 cm.

La rosa Aurora, 2023, 230 cm

L’importanza dei materiali e dei colori nell’arte di Matthias Sieff

Le opere realizzate da Matthias hanno molteplici particolari che le rendono uniche nel loro genere. Partiamo dal colore. Le sculture in legno sono quasi sempre di un colore naturale, ma non quelle di Sieff. Per lui le figure devono essere colorate e questo spesso comporta che le persone gli chiedano di che materiale siano, e quando lui risponde che sono di legno la reazione è quasi sempre di stupore.

“Il mio intento non è far capire di che materia sono, ma quello di ricreare la forma, la plasticità. Il legno è il nostro materiale madre, ma non devo far capire che sono di legno, quello per me passa in secondo piano”

(Matthias Sieff)

Il tipo di colore usato dallo scultore per colorare le sue opere in legno è l’acrilico, per quelle in resina invece, studiate per stare all’esterno, utilizza tinte da carrozzeria, cromate con colori brillanti e coprenti. Questi ultimi sono materiali persistenti, capaci di conferire ai personaggi di Sieff quella durevolezza per lui quasi imprescindibile.

Angelo blu, 2023, 210 cm e Patience, 2023, 200 cm

“Ci sono tante forme d’arte temporanee, come le performance, e va bene. Però secondo me l’arte deve rimanere per le generazioni future, per far comprendere in qualche modo quello che eravamo. L’arte è comunicazione”

(Matthias Sieff)

Matthias sceglie di usare colori forti, molto brillanti, che lui mi racconta derivano dalle sue radici fassane. La scelta di usare il colore in maniera massiva, quasi invadente, è uno degli aspetti tradizionali dell’arte di Sieff. Lui si è staccato dalla tradizione, ma allo stesso tempo ne è rimasto legato.

“Dicono che un artista direttamente o indirettamente tende sempre ad autoritrarsi. Le mie figure sono staccate completamente dall’arte tradizionale, ciononostante sul fattore cromatico penso di essere rimasto legato alla tradizione”

(Matthias Sieff)

Uno dei tratti che ricorre in tutti i suoi personaggi (sia umani che animali) è il colore azzurro utilizzato per dipingere gli occhi. Gli chiedo che significato ci sia dietro a questa scelta e lui mi racconta che nell’ottocento nell’arte fassana era stato importato il colore azzurro dalla Germania, in quanto a Fassa non si trovava. Così il colore azzurro diventò il più adoperato per dipingere la stüa (soggiorno tipico delle zone alpine) delle case antiche. Gli occhi azzurri richiamano il cielo e il colore con cui veniva affrescata la stüa. È indubbio che le opere di Sieff uniscono tradizione e innovazione.

Diana e Ibex

Chi è la figura dell’artista per Matthias Sieff

A mio avviso l’arte dovrebbe essere UNICA e ORIGINALE, la tecnica tende a riprodurre qualcosa che, sì, può essere anche originale, però spesso è tutta uguale. È molto difficile trovare uno stampo personale e questo Matthias lo sa. Spesso gli chiedono chi è la figura dell’artista e su questo lui ha le idee molto chiare:

“L’artista è quello che trova qualcosa che gli altri non hanno ancora trovato. L’originalità. Non ci sono limiti, non ci sono regole, non ci sono paletti”

(Matthias Sieff)

Gli originali nella massa sono pochi e questo anche perché le influenze sono parecchie. Il mercato con la sua continua richiesta di qualcosa che sia già conosciuto, che sia soprattutto vendibile, è ciò che oggi pressa la produzione artistica, ma questo non c’entra nulla con l’arte. L’estro non ha un orario, non ha scadenze. L’artista è originalità, emozioni, empatia, intuizione e Sieff è tutto questo.

Le emozioni nelle opere di Matthias Sieff

Le emozioni che una persona può provare davanti alle opere sono estremamente soggettive: entusiasmo, stupore, avversione, meraviglia… I personaggi di Matthias Sieff sono di forte impatto visivo ed è impossibile non notarli.

C’è chi ha gli strumenti, sia a livello tecnico che emozionale, per esperirle (nell’accezione filosofica del termine) e c’è chi semplicemente può rimanere meravigliato dall’opera e sentire delle emozioni, positive o negative che siano. È come se Sieff con la sua arte mettesse degli ami, per far sì che le persone che ci si trovano davanti possano appigliarsi e stimolare le proprie emozioni. Lui lascia un finale aperto che poi ognuno conclude a modo suo. Matthias cerca sempre di non scadere nella banalità e a mio avviso ci riesce benissimo. La scelta stilistica di dar vita a figure stilizzate, semplificate, come le definisce lui, è mirata affinché venga potenziata la massa e il loro dominio nello spazio.

“Nelle varie esposizioni o qui in laboratorio, che piacciano o non piacciano tutti le osservano. Questo è l’importante, è questo ciò che voglio dire”

(Matthias Sieff)

Le statue realizzate dallo scultore hanno spesso i capi inclinati leggermente verso l’alto e questo simboleggia il senso dell’attesa. Esse guardano verso l’orizzonte, verso la libertà, verso lo spazio. Non devono essere represse da ciò che le circonda. Devono essere spiriti liberi.

Le proporzioni nell’arte di Sieff hanno subìto un’evoluzione. Se ai primordi copiava fedelmente la realtà anatomica, oggi riscontriamo nelle sue figure parti corporee deformate, anche sproporzionate individualmente in sé, che però danno vita ad una composizione intera proporzionata, più plastica e scultorea.

I personaggi realizzati da Matthias sono fermi, immobili, statici, come i massicci dolomitici che dominano le valli. Hanno lo stesso carattere dei Moai e delle sculture egizie. Alla base di queste soluzioni stilistiche c’è la voglia di esprimere sicurezza.

Originalità e culto nell’arte di Matthias Sieff

Le opere di Matthias ci riportano al concetto di aura espresso da Walter Benjamin. Viviamo in un’epoca in cui alcune opere d’arte vengono riprodotte dalla tecnica. Il valore del culto, dello stupore, della meraviglia e dell’attenzione per ciò che non si potrà più ritrovare ha lasciato spazio allo svalutante processo di intercambiabilità.

Nell’arte la perdita dell’aura ha portato alla sensibilizzazione per ciò che è dello stesso genere.

Anni fa mi posi delle domande per capire se nella nostra epoca è possibile ancora trovare delle forme d’arte che ci possano ‘corrispondere’ stimolando la nostra capacità elaborativa. Innanzitutto bisogna rilevare che oggi il senso dell’arte, conseguente alla caduta della sua esemplarità, va ricercato nella miriade di contingenze tecniche nelle quali si mostra. Oggi la produzione di opere d’arte avviene in un regime di costitutiva riproducibilità, in cui tutte le copie si possono considerare originali. Le nuove opportunità offerte dalla tecnica hanno fortemente alterato l’esperienza dell’arte, rendendo arcaici i principali concetti dell’estetica intesa in senso moderno: “creatività, genialità, sacralità, valore eterno, mistero, ecc.: in una parola all’ “aura” che accompagna la fruizione, raccolta e solenne, riservata all’esemplare unicità dell’opera d’arte”. (P. Montani)

Secondo il filosofo tedesco Walter Benjamin, un’opera d’arte riprodotta priva di aura e di quella distanza sacrale tipica dell’apparizione unica, perde la sua unicità e si presenta come qualcosa di vicino e sradicato dal suo contesto, che può addirittura presentarsi in ogni momento e in qualunque luogo. Da tali condizioni scaturisce una sensibilità livellata, cioè “una sensibilità per ciò che nel mondo è dello stesso genere […] cresciuta a tal punto che essa mediante la riproduzione attinge l’uguaglianza di genere anche in ciò che è unico”. (W. Benjamin)

All’epoca trovai nel cinema dei potenziali salvatori, che con i loro prodotti, i film, possono, anzi dovrebbero, attraverso un uso appropriato delle immagini, rieducare la nostra sensibilità.

Oggi, a distanza di quattrodici anni, ritrovo nell’arte di Matthias Sieff quei concetti ormai perduti di originalità e culto. Nelle sue opere ritroviamo fondersi il valore espositivo e il valore cultuale, difficilmente riscontrabili nelle sempre più dilaganti forme d’arte temporanee.

Il mio viaggio alla scoperta dell’arte fassana per ora si ferma qui, ma non la produzione artistica di Matthias Sieff, che attualmente sta lavorando a dei modelli in scala per la realizzazione di due sculture di dimensioni molto importanti, in vista della triennale di scultura monumentale a cui parteciperà il prossimo anno in Svizzera.

“Un’opera d’arte per divenire immortale deve sempre superare i limiti dell’umano senza preoccuparsi né del buon senso né della logica”

(Giorgio De Chirico)

Riferimenti bibliografici:

P.MONTANI, Bioestetica. Senso comune, tecnica e arte nell’età della globalizzazione, Carocci, Roma, 2007 p.85

W.BENJAMIN, Das Kunstwerk im Zeitalter seiner technischen Reproduzierkeit, Suhrkamp Frankfurt am Main, 1955; tr. it in  L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Enaudi, Torino, 1966, p.25

Per approfondimenti su Matthias Sieff potete consultare il suo sito a questo link: https://www.sieffmatthias.it/ oppure seguire la sua pagina Instagram: https://www.instagram.com/sieffscultore/

Per rimanere aggiornati sugli eventi della galleria TAN ART potete visitare il sito a questo indirizzo: https://www.tanartcanazei.it/ o la pagina Instagram: https://www.instagram.com/tanart_canazei/

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Veronica Casciotti ⭐🦋🖤

    

Veronica Casciotti

VERONICA CASCIOTTI (Roma, 11 gennaio 1981). Laureata in filosofia all'università di Roma La Sapienza con una tesi in estetica dal titolo: “L'occhio che spia, uno spettro di natura duplice che incombe sulla storia dell'umanità: utopia, distopia o salvezza?". Con un passato da attrice teatrale e da formatrice, oggi ama esprimere le proprie emozioni attraverso la scrittura, il disegno e la recitazione. Autrice del blog https://www.ilmondodiveronica.it/. La bambina che voleva i capelli corti, suo romanzo d’esordio, è arrivato finalista alla VII edizione del premio letterario “Mangiaparole”.

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1 commento

  1. Marina dice:

    Molto bello e interessante questo ritratto dell’artista. Mi sono sentita immersa nel clima della splendida Val di Fassa in tutte le sue sfaccettature. Brava Veronica, continua a regalarci queste perle di cultura!!!!

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