La mia storia potrebbe essere anche la tua…
Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia

Il 17 maggio del 1990 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) riconosce l’omosessualità come una variante naturale del comportamento umano, specificando che l’orientamento sessuale è parte integrante dell’identità di ogni essere umano e non esiste alcuna patologia o devianza. Finalmente l’omosessualità viene rimossa dall’elenco delle malattie mentali.
Dal 17 maggio del 2004 viene celebrata la prima Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia, la transfobia (o IDAHOBIT, acronimo di International Day Against Homophobia, Biphobia, Transphobia) ideata da Louis-Georges Tin, scrittore, attivista per i diritti LGBT francese impegnato nella lotta contro omofobia e razzismo, curatore del Dictionnaire de l’homophobie.
Nel 2007 l’Unione europea istituisce ufficialmente la giornata contro l’omofobia sul proprio territorio.
Questa ricorrenza nasce con lo scopo di sensibilizzare e contrastare, attraverso diversi eventi, fenomeni di omofobia, bifobia e transfobia caratterizzati da pregiudizi, atti discriminatori, violenza verbale e fisica.
Il 4 novembre del 2020 la Camera dei Deputati approva il Ddl Zan, un disegno di legge che prende il nome dal suo promotore, il deputato del Pd e attivista Lgbt Alessandro Zan.
Il titolo completo del Ddl Zan è: “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”. Questa proposta di legge vorrebbe tutelare maggiormente coloro che sono vittime di atti discriminatori o di violenza, modificando gli aspetti sanzionatori previsti dall’articolo 604-bis del codice penale per chi “istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”, aggiungendo “oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”.
Benché la Ddl Zan sia stata approvata in prima istanza dalla Camera, in seguito è stata bloccata dall’ostruzionismo della Lega e di Fratelli d’Italia, i quali hanno sempre sostenuto che la nostra costituzione già sancisce questi reati e che basterebbe modificare la Legge Mancino. A fine giugno 2021 nel dibattito è entrata anche la Chiesa. Secondo il Vaticano la Legge Zan rischierebbe di privare la comunità cattolica della libertà di espressione, temendo persecuzioni per fedeli o sacerdoti omotransfobici.
La vita a colori di Marco Palmisano

Ieri era il 17 maggio 2023, Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia, la transfobia. Oggi, a distanza di ventiquattr’ore, voglio raccontarvi una storia per dare anch’io, nel mio piccolo, un contributo a questa ricorrenza. Il protagonista si chiama Marco Palmisano, un bell’uomo, laureato in lingue, un account sales dell’American Express, pieno di passioni ed interessi, elegante, con un sorriso unico e travolgente. L’aspetto che più mi ha colpito di lui è stata la varietà dei colori della sua anima ed è per questo che voglio farvelo conoscere. Sono fermamente convinta che le persone positive, quelle che nonostante abbiano dovuto lottare per accettarsi (e farsi accettare), riuscendo a trovare il loro equilibrio e la loro serenità, siano il miglior slogan per aprire gli occhi a chi si rifiuta di vedere la realtà. Una delle armi più potenti per combattere le discriminazioni e i pregiudizi è mostrare quanto possa essere bella, pura e nobile una persona che ne ama un’altra dello stesso sesso.
La bellezza, la purezza e la nobiltà di una persona che ne ama un’altra dello stesso sesso

Spesso immagini eccessive, parate o manifestazioni pittoresche hanno remato contro i LGBTQIA+ distorcendo un messaggio che voleva solo far capire a chi stava dall’altra parte “Noi ci siamo, esistiamo. Vogliamo solo avere dei diritti, amarci ed essere rispettat*”.
Marco cresce in una famiglia borghese, i genitori sono entrambi infermieri, nella zona Est di Roma.
“Ero un bambino tanto timido, mi sentivo diverso dagli altri. I miei coetanei erano bravi nello sport, soprattutto nel calcio, io invece ero il contrario. Non avevo questa passione e dal punto di vista fisico ero goffo”
Marco mi racconta che gli unici atti di bullismo li ha subiti nel periodo scolastico, dalle elementari fino al liceo. Come quando in occasione della festa della donna gli facevano gli auguri.
La sua sensibilità, la sua dolcezza non vennero accolte e capite nemmeno dalla maestra, che un giorno, durante un colloquio con la mamma, le consigliò di far vedere subito il figlio da uno specialista. L’insegnate sosteneva che se fossero intervenuti in tempo il bambino sarebbe stato rindirizzato e probabilmente “guarito”. Si riferiva alle ormai dimenticate, per fortuna, terapie di conversione.

Il doppio coming out di Marco
A vent’anni Marco fa il suo primo coming out con gli amici, evento che vive più che altro come una confidenza. Siamo nei primi anni 2000, dell’omosessualità se ne parla da tempo, ma c’è ancora tanta confusione sull’argomento. Non tutti reagiscono subito apertamente a questa dichiarazione, ma anche chi all’inizio rimane interdetto, dopo un po’ di tempo rientra nella vita di Marco accettando quella verità, che di fatto ha sempre fatto parte di lui. Chi gli rimarrà sempre accanto dandogli la forza di essere sé stesso è la sua amica Valentina.

Passano sette anni in cui il ragazzo censura parti di sé con la sua famiglia. Teme la reazione di sua mamma. Un giorno, esasperato dalle domande pressanti dei suoi genitori, si dichiara. Si sente liberato ma al contempo preoccupato. Marco ama la sua famiglia e invece di impuntarsi inizia un lungo lavoro per far capire ai suoi genitori quale sia il suo mondo, senza perdere mai la speranza di farsi accettare da loro.
“Se mia madre avesse avuto il carattere di mio padre, mi sarei dichiarato molto prima”

La partecipazione a Primo Appuntamento
Nel 2019, dopo la chiusura di una lunga storia d’amore, decide di partecipare al programma di Real Time, Primo Appuntamento. Lo fa senza pensare, mosso dalla voglia di mettersi in gioco. In quell’occasione conosce Tommaso, un ragazzo toscano con il quale intesse una relazione che si chiuderà qualche mese dopo il programma. Dopo la messa in onda della puntata i ragazzi ricevono tanti complimenti. Il loro appuntamento ha fatto la differenza, non tanto per l’esito, ma per il messaggio che Marco e Tommaso sono risusciti a trasmettere: come due uomini possano approcciarsi l’uno all’altro con la stessa purezza con cui lo fanno un uomo e una donna.
Grazie alla sua partecipazione a Primo Appuntamento Marco viene notato da Fabio, che lo contatta su Instagram. Si scrivono per un periodo e poi decidono d’incontrarsi. Oggi stanno insieme da quasi due anni amandosi e rispettandosi.
“Voglio dire grazie a Fabio, il mio compagno, perché mi ha dato la voglia di credere nell’amore”

La serenità di Marco
Oggi Marco è un uomo appagato, afferma che non gli manca niente e che, benché debba sempre fare i conti con le sue ombre, sta bene con sé stesso. Il suo unico rimpianto à di non aver creduto subito nelle sue capacità, come nel non aver coltivato la sua passione per il teatro. Appassionato di viaggi, mare, teatro, cinema (amante dei più bei film di Ferzan Özpetek perché trattano della sessualità nella normalità e nella naturalezza dei sentimenti), shopping e musica (fan di Tiziano Ferro, Spice Girls, Cristina D’avena, Paola e Chiara, Ambra Angiolini…) colora quotidianamente la sua esistenza con i colori che più lo rappresentano. Mi confessa di non avere il desiderio della paternità, ma di sognare il matrimonio e di voler riprendere a recitare.

Concludo la nostra chiacchierata chiedendogli se c’è qualcosa che vorrebbe dire a chi non riesce a vivere serenamente la propria condizione. La sua risposta è:
“Di non trascurarsi, di iniziare un percorso di accettazione e unicità. La vita diventa un viaggio bellissimo”
Ringrazio Marco per essersi raccontato senza filtri, per aver condiviso insieme a me le sue emozioni e per avermi messo in mano la sua storia permettendomi di dar voce alla sua anima delicata attraverso la mia scrittura.
Chiudo con la frase con cui oggi Marco si identifica di più…
“Chi smette di credere nei propri sogni, lentamente muore dentro”
(Massimo Gramellini, Cuori allo specchio, 2008)
Per maggiori informazioni su eventi relativi al dayagainsthomophobia cliccare su questo link: https://may17.org/
Per maggiori approfondimenti sull’argomento potete collegarvi al portale LGBT cliccando su questo link: https://it.wikipedia.org/wiki/Portale:LGBT
Se volete conoscere meglio Marco Palmisano questo è il suo profilo Instagram: https://www.instagram.com/marpal81/
Per qualsiasi domanda potete scrivermi qui o sul mio profilo Instagram: https://www.instagram.com/veronicacasciottiscrittrice/
Veronica Casciotti ⭐🦋🖤
