Quando il potere dell’arte e delle emozioni cambiano un destino già segnato
Cinema

L’altra sera ho visto la Cena perfetta, secondo lungometraggio di Davide Minnella. Come faccio sempre, prima della fruizione, ho azzerato tutte le informazioni che avevo raccolto su questo film, per accogliere tutto ciò che l’opera aveva da offrirmi. Scevra da pregiudizi e aspettative, fin dalle prime scene, mi sono ritrovata immersa in una realtà cruda, raccontata con uno spirito quasi favolistico.
Una fotografia notevole, che immagine dopo immagine, ci delinea la dicotomia di Napoli: mix perfetto di incubo e meraviglia. I colori, i contrasti e le angolazioni con cui viene raccontata Roma, ce la presentano come un ecosistema in cui è possibile intravedere una redenzione.
La figura di Carmine, un Salvatore Esposito che non delude mai, e quella di Consuelo, la leonessa Greta Scarano, non sono solo i protagonisti di una storia d’amore e di riscatto, ma l’emblema della potenza dell’arte e delle emozioni ad essa correlate. Perché in questo film la protagonista è lei, una forma d’arte con cui tutti abbiamo a che fare almeno tre volte al giorno, ma che non ci rendiamo conto di quanto sia potente e conturbante: la cucina.

“Proprio perché è la più effimera di tutte, la cucina è la forma d’arte più alta. Un quadro sta lì, sta appeso, è fine a se stesso. Mentre la cucina ha un rapporto carnale con te, ti entra dentro, diventa una parte di te. È una cosa erotica, non c’è una forma d’arte più pura della cucina.”

Girato in un momento storico in cui l’Italia stentava a ripartire, estate 2021, questo film trasuda voglia di regalare sensazioni ad un pubblico orfano di rappresentazioni cinematografiche.
Candidato ai Nastri d’argento 2022.
Da vedere
Veronica Casciotti ⭐🦋🖤

Salvatore Esposito e Greta Scarano sembrano davvero aver portato in scena personaggi ricchi di emozioni e profondità. Non vedo l’ora di vedere questo film!
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