CATTIVA COSCIENZA

Cattiva coscienza. Dalla prima inquadratura ho riconosciuto lo stile di Davide Minnella, potenziato da una certa maturità e sicurezza. Ambientato in due mondi distinti: quello immaginario del quartiere delle coscienze e in una Roma realistica, alternanza di arte, caos, frenesia e vita vera. Attraverso una trama insolita, geniale, a tratti anche filosofica, la frase della coscienza Trentanove (Giovanni Esposito) “Avrei tante domande da fare!” è uno dei germi che scaturisce ogni riflessione filosofica che si rispetti, fotogramma dopo fotogramma ci si ritrova catapultati nella vita del protagonista Filippo (un Filippo Scicchitano) e nella corsa contro il tempo della sua coscienza Otto (Francesco Scianna).