Cinema

“Ad HGW XX/7, con riconoscenza”
Il film di F. Henckel von Donnersmarck, Le vite degli altri, utilizza la forma narrativa per mostrare come nel metodo della sorveglianza si celi la reversibilità dello sguardo, capace non solo di insidiarsi nella vita di chi è vittima di uno sguardo che opera dal basso, ma anche di chi si trova a esercitarlo. È ciò che accade a Weisler , agente della Stasi (polizia di Stato che controlla la vita dei cittadini) nella Berlino est del 1984, incaricato di spiare George Dryman, uno scrittore teatrale, che si attiene alle linee del partito. Mentre vigila l’appartamento HGW XX/7 (nome in codice di Weisler) entra nella vita del drammaturgo, della sua compagna, della loro arte e dei loro amici divenuti ormai tutti “attori” ai microfoni della Stasi.

Venendo a contatto con il modo dell’arte e della cultura, ambiente nel quale nascono le idee e lo spirito critico, l’agente inizia progressivamente a sottrarsi al compito che gli era stato assegnato, trasformandosi da ideologo del regime, ambito in cui tutti erano indottrinati a pensarla in un certo modo, a oppositore.
Testimone di sofferenze, paure, amore, sentimenti intrinseci alla vita, Weisler capisce che la vita vera è quella degli altri e non la sua, pervasa dalla razionalità e dall’indottrinamento, così decide di sacrificarla per salvare quella di Dryman, il quale riuscirà a scrivere il suo romanzo, “Sonata per uomini buoni”, dedicandolo con riconoscenza a HGW XX/7.
Questo film è uno dei tanti esempi in cui il cinema, arte aperta al confronto e alla differenziazione, sia in grado di narrare e utilizzare la forza dello sguardo.
Oggi i registi possono, anzi a mio avviso dovrebbero, utilizzare l’occhio meccanico della cinepresa per mostrarci ciò che non vorremmo mai vedere, facendoci sentire in debito di testimonianza.
In un mondo connaturato da costanti tentativi di liquidazione dell’altro, definita da Baudrillard la “chirurgia dell’alterità”, solo rendendoci conto che gli altri ci riguardano, perché noi riguardiamo loro possiamo riattivare quel sentimento pregno di riflessione che abbiamo in comune. Presupposto fondamentale e imprescindibile per vivere e sentirsi parte di una comunità.
Veronica Casciotti ⭐🦋🖤

