DCA: Disturbi del Comportamento Alimentare

Io ci sarò sempre

Storia di una mamma che ha lottato contro un mostro chiamato anoressia, che le stava portando via sua figlia

DCA: Disturbi del comportamento alimentare

Quella che sto per raccontavi è la storia di due donne che hanno combattuto contro lo stesso nemico, ma con ruoli diversi.

Ho conosciuto questa mamma grazie a un mio post scritto in occasione della giornata nazionale contro i disturbi del comportamento alimentare.

Elisabetta è la mamma di Giulia (entrambi nomi di fantasia), una giovane donna che alla soglia dei trent’anni, benché sia riuscita a uscire dalla fase acuta e a costruirsi una vita piena di soddisfazioni, continua a combattere contro l’anoressia, un leone, come la definisce Elisabetta, che ogni giorno cerca di insinuarsi nella sua vita.

Oggi Elisabetta e sua figlia hanno finalmente recuperato un rapporto, in cui si scambiano tutti quegli abbracci che per un lungo periodo si sono negate. Quando l’ho intervistata erano appena rientrate da un weekend fuori città, durante il quale hanno dormito insieme nel lettone, proprio come facevano quando Giulia era piccola. La prima cosa che mi ha detto questa mamma quando mi ha contattata è stata:

È sempre stato un mio desiderio raccontare la mia storia, quella di mamma e del dolore che c’è dietro a tutto questo, ma anche di quanto amore e forza possano scaturire da questa esperienza.”

Ho subito percepito quanto dolore e quanta forza fossero radicati nell’animo di questa donna, che non ha mollato mai, neanche quando sua figlia, nel pieno della malattia, ha iniziato a vederla come la sua peggior nemica. Bastava un semplice gesto, come andare a fare la spesa e tornare a casa con le buste piene di cibo, per scatenare una crisi di Giulia.

Liti furiose, pianti, porte chiuse a chiave, dietro le quali io ti imploravo di aprire e tu chiusa in quel mondo lontano fatto di catene e sofferenza.”

Queste le parole con cui Elisabetta descrive quei momenti bui, in cui sola e senza risposte si è ritrovata a lottare contro un mostro che le aveva messo contro la sua bambina. Porte chiuse, dietro le quali Giulia si nascondeva per non parlarle, sono state un simbolo del loro rapporto per lungo tempo. Elisabetta disperata che le implorava di aprire e lei dominata dalla rabbia e dall’odio che le urlava di andarsene.

Intorno ai diciassette anni Giulia inizia un percorso di cura in un Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare, in cui le viene diagnosticata anoressia nervosa con depressione. Elisabetta sa che sarà un cammino lungo e faticoso per entrambe, ma non immagina che un giorno sua figlia deciderà di cancellarla del tutto dalla sua vita.

Non potevo chiamarti, mandarti messaggi, mi incontravi per strada, mi passavi accanto e non esistevo, non uno sguardo, non un’emozione che trapelasse in te ogni volta che mi vedevi.”

Per tre anni l’unico contatto che questa donna riesce ad avere con sua figlia è attraverso delle lettere infilate furtivamente nel finestrino della sua macchina durante l’orario di lavoro.

Quelle lettere non hanno mai ricevuto una risposta, eppure lei sapeva che la sua amata figlia le leggeva, e questo pensiero le ha dato la forza per andare avanti.

Elisabetta, dopo anni di lacrime, liti, grida di una ragazza che, divorata dall’anoressia, le urla contro solo perché si è permessa di prepararle una torta, ha dovuto imparare ad ascoltare la voce dei silenzi di una figlia ormai quasi irriconoscibile.

Arriva il giorno del compleanno di Giulia e non si può chiedere a una madre di far finta di nulla, sarebbe del tutto innaturale. Così Elisabetta compra un vaso di fiori e lo lascia sulla macchina parcheggiata sotto casa della ragazza. Si accovaccia nascosta tra una macchina e l’altra. Vuole solo vederla, senza invadere il suo mondo, nel quale in quel momento non c’è ancora posto per lei. Giulia scende, legge il biglietto nascosto tra i fiori e si guarda intorno. Le lacrime sgorgano sul viso di Elisabetta, ma sa che deve essere forte e non cedere a ciò che l’istinto materno le chiederebbe: abbracciare sua figlia. Con il viso rigato dalle lacrime, rimane nascosta e per l’ennesima volta dimostra con la sua assenza quanto ami quella creatura. Dopo tre anni in cui questa donna vive il suo ruolo di madre nell’ombra, riceve una chiamata. È uno degli psicologi che ha in cura Giulia, che le dice: “Sua figlia ha bisogno di una mamma”.

Questa madre non ha mai mollato, ha riposto fiducia nei medici, ha saputo aspettare, si è messa da parte, c’è sempre stata, ma soprattutto ha sempre combattuto contro l’anoressia e mai contro sua figlia.

Non ho mai pensato che fossi tu, piuttosto la malattia. Tu sei bella, audace e di coraggio ne hai dimostrato tanto. Una volta mi hai detto che volevi vivere e quello non era vivere. Tu ami la vita, sei solare, determinata, caparbia, bella come il sole. Di certo non potevi essere tu.”

Ringrazio Elisabetta per avermi resa testimone della sua storia.

Oggi, grazie a lei, capisco fino in fondo cos’abbia provato mia madre e quanto si sia sentita sola.

L’anoressia è una malattia subdola, si impadronisce totalmente del paziente, trascinando in un vortice profondo tutto il nucleo familiare, che nella maggior parte dei casi non ha strumenti per dominarla.

Spero che questa storia possa dare qualche strumento in più, a chi legge, per non mollare.

Dall’anoressia si può guarire…

Per approfondimenti sull’argomento dei DCA, vi segnalo un altro mio articolo all’interno del blog: https://www.ilmondodiveronica.it/anoressia-quel-sintomo-che-ti-annienta-ma-che-allo-stesso-tempo-ti-permette-di-esistere/

Veronica Casciotti ⭐🦋🖤

Veronica Casciotti

VERONICA CASCIOTTI (Roma, 11 gennaio 1981). Laureata in filosofia all'università di Roma La Sapienza con una tesi in estetica dal titolo: “L'occhio che spia, uno spettro di natura duplice che incombe sulla storia dell'umanità: utopia, distopia o salvezza?". Con un passato da attrice teatrale e da formatrice, oggi ama esprimere le proprie emozioni attraverso la scrittura, il disegno e la recitazione. Autrice del blog https://www.ilmondodiveronica.it/. La bambina che voleva i capelli corti, suo romanzo d’esordio, è arrivato finalista alla VII edizione del premio letterario “Mangiaparole”.

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2 commenti

  1. Marina dice:

    Anche io, coma le mamma dell’articolo, sono madre di una donna che combatte con questo disturbo da anni. Non ho mai permesso che il “mostro” chiamato “anoressia” mi separasse del tutto da mia figlia. È stata comunque molto dura perché non riuscivo a capire dove sbagliavo. In molti mi accusavano ma non mi spiegavano…. Ora è tutto meno doloroso ma, in presenza di alcuni velati segnali, il mio cuore perde ancora qualche colpo. In ogni caso una madre non rinuncia mai a lottare e a credere di poter vincere una guerra!!!!

  2. Oriana dice:

    Anche io sono mamma di una splendida ragazza di 29 anni che combatte da 8 con IL DCA.
    Lei è stata bravissima mi ha gridato a più non posso questo suo dolore che inizialmente non volevo vedere, avendo io un carattere razionale.
    C’è voluto molto,ma ora siamo molto vicine e lei sta facendo di tutto per farsi aiutare e uscire definitivamente da questo incubo. Io credo molto in lei e sono orgogliosa dei suoi sforzi e progressi. Il DCA è un mal d’amore ed io sono pronta a riempire il suo oceano con il mio modesto secchio.
    Sembrerà strano,ma ringrazio anche questo dolore che ha fatto si che io potessi mettermi in discussione, così come lo sta facendo lei
    Credo moltissimo in Dio e sono sicura che ci aiuterà mettendoci davanti le persone giuste al momento giusto.
    Noi non molliamo siamo guerriere pronte a vincere la guerra.
    Oriana la mamma di Federica

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