Mi chiamo Silvia e oggi sono una donna a tutti gli effetti

Silvia cresce sentendosi da sempre una femmina, quando nessuno la vede prende i cosmetici di sua mamma e si trucca, sola in una stanza dove può finalmente mettere da parte Marco ed essere semplicemente ciò che sente di essere. È a disagio nell’abbigliamento quotidiano che è obbligata a portare.

Il Grande Fratello: un crudele format televisivo in cui si gioca con la spettacolarizzazione dei sentimenti

Attualità Non guardavo il Grande Fratello dal 2009, anno in cui per la mia tesi di laurea in filosofia, analizzai il fenomeno dei reality. Ieri sera ho seguito parte della puntata, perché avendo sentito ciò che era stato fatto a Marco Bellavia volevo capire fino a che punto può arrivare la cattiveria umana. La spettacolarizzazione …

Io ci sarò sempre

Quella che sto per raccontavi è la storia di due donne che hanno combattuto contro lo stesso nemico, ma con ruoli diversi.
Ho conosciuto questa mamma grazie a un mio post scritto in occasione della giornata nazionale contro i disturbi del comportamento alimentare.
Elisabetta è la mamma di Giulia (entrambi nomi di fantasia), una giovane donna che alla soglia dei trent’anni, benché sia riuscita a uscire dalla fase acuta e a costruirsi una vita piena di soddisfazioni, continua a combattere contro l’anoressia, un leone, come la definisce Elisabetta, che ogni giorno cerca di insinuarsi nella sua vita.
Oggi Elisabetta e sua figlia hanno finalmente recuperato un rapporto, in cui si scambiano tutti quegli abbracci che per un lungo periodo si sono negate.

Ghiaccio

Film che vede per la prima volta Fabrizio Moro dietro la macchina da presa insieme ad Alessio De Leonardis.
Una borgata di Roma, una di quelle in cui chi ci abita non sente nemmeno l’odore della bellezza della città, due uomini accomunati dalla voglia di cambiare un destino a cui non è umanamente possibile arrendersi e il pugilato.

Le vite degli altri: il cinema e la forza dello sguardo

Il film di F. Henckel von Donnersmarck, Le vite degli altri, utilizza la forma narrativa per mostrare come nel  metodo della sorveglianza si celi la reversibilità dello sguardo, capace non solo di insidiarsi nella vita di chi è vittima di uno sguardo che opera dal basso, ma anche di chi si trova a esercitarlo.